Autore: Francesco

  • Racconto di un’avventura marinara

    Testo scritto da me e pubblicato sul n° 100 di Bolina nel 1994

    Oggi, parlando con una amica marinaia, Ciao Flo, sulla sua barca a fianco della mia, si parlava di avventure in mare e mi ritorna alla mente una mia avventura vissuta nel lontano 1994 a bordo della mia bella “Lolita” barca che ho avuto per diversi di quei anni era la gemella del “Surprise” la barca con la quale Ambrogio Fogar fece il giro del mondo nel 1974, di questa mia avventura scrissi un raccontino che poi mi pubblicarono sulla rivista Bolina nel N° 100 con il titolo

    Lolita

    -Ultimo minuto: la virata-

    Il cielo grigio della mattina si era trasformato in una macchia di sole accecante. Anche per questo avevamo continuato nella nostra traversata da Anzio a Fiumicino: sembrava che il tempo migliorasse.

    Erano ormai circa nove ore che navigavamo di bolina con mare formato, residuo del maestrale che ci infliggeva quella situazione. Tanto che la barca a vela, ogni volta che superava un’onda, ne scendeva la costa come in un tuffo, per prendere poi la velocità che, sotto la spinta del vento, ci metteva la falchetta in acqua e ci aiutava a risalire la successiva, sino a uscirne con tale slancio da portare a volte mezza barca in aria, per poi ricadere con una spanciata tremenda che sollevava spruzzi freddi da tutte le parti.

    Il vento, dopo aver polverizzato gli spruzzi rendendoli taglienti come lame, si incaricava di rivolgerceli addosso con monotona insistenza, tanto che, dentro le nostre cerate, eravamo totalmente inzuppati. Continuamente eravamo costretti a scendere in cabina a cambiarci nel tentativo di sopportare meglio il freddo, ma il sole cominciava a fare capolino e ci aiutava a combatterlo.

    Lolita – questo era il nome della mia barca, un legno che all’epoca navigava da 26 anni, imperterrita nella sua forte fibra – era stata costruita nei cantieri Piccinelli nel 1979, su disegno della famosa Surprise, l’imbarcazione con la quale il grande Ambrogio Fogar fece il suo giro del mondo in solitaria controvento nel 1973/74, passando per Capo Horn il 27 gennaio del 1974.

    “Lolita”, il mio legno, costruito con la maestria dei vecchi maestri d’ascia, avanzava sobbalzando ormai dalla mattina e ancora non sembrava stanca della lotta. Anzi, sembrava che ogni metro guadagnato al mare, contro vento, fosse una sfida verso la meta prefissata, che lentamente ma costantemente si avvicinava. Proprio quando sembrava potesse soccombere sotto la forza del vento, ecco che, in un impeto di vita propria – l’anima della barca o la maestria del disegnatore di quelle linee perfette –, essa si raddrizzava per riprendere ad avanzare con maggior imperio e velocità di prima.

    Ormai eravamo in vista del porto di Fiumicino e tra pochi minuti avremmo finalmente attraccato in quel rifugio tranquillo, simile a braccia accoglienti, specialmente dopo una prova come quella.

    Al timone a ruota, nonostante le demoltipliche degli ingranaggi, a volte la manovra diventava un po’ dura, ma comunque sufficientemente morbida da permetterci di seguire la conformazione delle onde, che cercavamo di assecondare per prendere meglio il vento – che variava a seconda che fossimo in cima o nel cavo dell’onda stessa – e per evitare le spanciate più violente.

    Ora eravamo al traverso di Fiumicino e vedevamo invitanti le due moli del porto canale. Poggiammo quel tanto che serviva per metterci in direzione ed entrare proprio al centro. Eravamo ancora lontani e, proprio per questo, ci accorgemmo che le onde, crescendo prese “al giardinetto”, costringevano la barca a violente straorzate. Tanto che alla fine decidemmo di chiudere ermeticamente il tambuccio e di accendere il motore. Benché piccolo – un Volvo da 18 hp –, sarebbe stato sicuramente utile nella lotta all’ingresso, e ci accingemmo a cavalcare letteralmente quelle ultime poche centinaia di metri.

    Demmo mezza manetta al piccolo ma fedele motore, che, ancora pronto nelle risposte, ci spinse sicuro in quelle prime planate di avvicinamento, alleggerendo il timone, che stava venendo sempre più influenzato dalle onde sopraggiungenti. Mancavano poco più di cento metri alle braccia del porto. Le vele gonfie spingevano la barca al gran lasco, la poppa scavava cominciando ad alzarsi nell’assecondare l’ultima onda, che, frangendosi rumorosamente, cominciò a spingerci tra le braccia del porto. Allora demmo tutta manetta al motorino che, con uno sforzo, ne aumentò la velocità tanto e con tale impeto che, abbassando la prua, entrammo surfando alla grande, in una planata che si concluse in un tranquillo avanzare tra le rassicuranti braccia del porto.

    Silenzio. Tutto si placò come per incanto nel momento stesso in cui il porto ci avvolse; pace e tranquillità… sembravano, per il momento, il solo premio che potessimo aspettarci.

    Contenti, io e mio fratello ci guardammo con un sospiro dopo tante ore di apprensione e stanchezza per la dura traversata patita.

    Dalla banchina si era radunata una piccola folla per assistere al nostro ingresso; qualcuno ci salutò e noi, felici, rispondemmo.

    Ora dovevamo ammainare le vele. Il fiocco era già stato rollato prima di entrare in porto. Con il motore al minimo, puntammo verso uno slargo per permettere alla barca di effettuare una inversione tale da poter mettere le vele al vento e ammainare la randa.

    Ci avvicinammo al muro con la barca che avanzava sicura in quei pochi ultimi metri, ma nel momento in cui diedi tutto il timone a sinistra per iniziare la manovra, la barra cominciò a girare a vuoto, e la barca, imperterrita, continuò diritta e spedita verso la murata laterale.

    Io e Enzo ci guardammo stupiti e un po’ inebetiti per la sorpresa e la stanchezza, ma ci riprendemmo subito vedendo quel maledetto muro avvicinarsi sempre più. Subito Enzo aprì la botola del timone a mano; io lo tirai fuori dal gavone di poppa e cercammo di infilarlo rapidamente nella sua sede, ma non voleva entrare. Maledetto perché! Enzo, con uno scatto, corse a prua nel vano tentativo di fermare la barca, che ormai era a meno di due metri dal muro. Mentre lui tentava invano di fermarla, io finalmente capii come inserire nel modo giusto la barra e, con uno strattone violento, riuscii a muovere il timone dalla parte giusta, con una scossa tale che Enzo quasi cadde in acqua.

    La prua sfiorò il muraglione e riconquistò il centro del canale. Finalmente, nuovamente in sicurezza.

  • Nella sostituzione delle prese a mare, verniciare o no i tasselli in legno

    Per chi si accinge al recupero di una imbarcazione datata o addirittura abbandonata, la sostituzione dei tasselli nelle prese a mare è fondamentale, ecco come agisco io;

    Per chi fosse interessato alla sostituzione delle prese a mare su qualsiasi tipo di imbarcazione, è importante considerare che, specialmente nelle barche in resina o in legno, per ottimizzare la tenuta e rinforzare lo scafo, è necessario installare un tassello di legno massello spesso circa due centimetri, di dimensioni adeguate al diametro della presa a mare.

    Un punto spesso dibattuto è se questi tasselli debbano essere completamente verniciati per impedire all’acqua di penetrare e causare marciume, oppure lasciati al naturale per permettere al legno di bagnarsi e poi asciugarsi.

    Il mio metodo (e quello di molti maestri d’ascia)

    Io ho sempre proceduto così:

    1. Uso tasselli in legno duro massello (no multistrato).
    2. Applico il Sikaflex solo nella zona di contatto con la paratia, senza sigillare completamente il legno.
    3. Non serro subito il dado della presa a mare, ma aspetto almeno due giorni per permettere al Sikaflex di indurirsi. Solo allora stringo il dado con moderazione (senza esagerare) e aggiungo un controdado stretto bene.
    4. Non uso vernici o altro Sikaflex oltre a quello iniziale.
    5. Orientamento della venatura: posiziono il tassello con le fibre del legno rivolte verso il basso, per favorire l’asciugatura.

    Perché funziona così?

    1. Se il tassello fosse completamente verniciato (o impregnato di resina epossidica), l’interno del legno rimarrebbe comunque “vivo”. Quando si serrano i dadi, potrebbero formarsi micro-crepe che farebbero entrare l’acqua senza permetterne l’uscita, causando marciume più rapidamente.
      • (Esempio storico: i primi pescatori che resinavano completamente le barche in legno ottennero l’effetto opposto: il legno non respirava più e marciva prima.)
    2. Se il legno è lasciato al naturale, invece, può bagnarsi ma anche asciugarsi, mantenendosi integro nel tempo.

    Conclusione

    La mia esperienza, condivisa anche da molti professionisti, conferma che è meglio non verniciare i tasselli, permettendo al legno di respirare e durare più a lungo.

  • Cod:6/07 Spirit 28 Van heygen

    Imbarcazione pronta alla boa con diversi lavori da eseguire relativi alla coperta e agli interni, la barca ha in dotazione tutte le attrezzature che sono state elencate e sono tutte realmente perfettamente funzionanti, il motore ha solo poche ore di funzionamento.

    L’armatore ha dovuto decidere di cedere la proprietà per motivi di salute, perciò il rezzo basso, per agevolare la vendita.

    Per l’acquisto si richiede € 2.500,00

  • Cod:3/07 Cat 33 Artmare

    Natante pronto alla boa, motore Yanmar 28hp 3 cilindri Qualunque prova

    Richiesta € 16.000,00

  • Cod:4/07 Natante cabinato 6.mt

    Imbarcazione nello stato visibile con motore fuoribordo 4 tempi

    Ottimo stato generale, pronta per andare in acqua.

    € 2.000,00

  • Cod:5/07 Cabinato vela Elan 19ft.

    Elan 19 Ft. con entrobordo nello stato in cui si vede – natante – Chiglia retrattile-

    € 4.000,00

  • QUADRI ELETTRICI NAUTICI

    La realizazione di un quadro elettrico nautico nasce da una prima scelta di quanti sono e di quali compiti debbano svolgere ogni singolo interruttore, il compito finale sarà quello di controllo e funzionalita per tutti gli utilizzatori elettrici della barca.

    Devono consentire e possono servire per il controllo e la esecuzione di un certo compito in piena sicurezza, nella nautica il compito principale è il controllo di quanto si trova a bordo.

  • POMPA DI SENTINA

    Una pompa di sentina è essenziale per la sicurezza della barca. In caso di malfunzionamento, spesso basta una pulizia accurata o la sostituzione di piccoli componenti. Se il problema persiste, potrebbe essere necessario l’intervento di un tecnico specializzato.

    Pompa di Sentina: Descrizione e Modalità di Riparazione

    1. Cos’è una Pompa di Sentina?

    La pompa di sentina è un dispositivo meccanico o elettrico installato nelle imbarcazioni per rimuovere l’acqua che si accumula nella sentina, la parte più bassa dello scafo. L’acqua può infiltrarsi a causa di:

    • Condensa
    • Piccole infiltrazioni
    • Pioggia
    • Lavaggi del ponte
    • Emergenze (come danni allo scafo)

    Esistono due tipi principali:

    • Pompe manuali (azionate a mano o a pedale)
    • Pompe elettriche (automatiche o comandate da un interruttore) nell’ambito nautico diportistico le pompe elettriche sono generalmente a 12 o 24 v

    2. Componenti Principali

    • Corpo pompa (in plastica resistente o metallo)
    • Motore elettrico o meccanismo manuale
    • Galleggiante (per l’attivazione automatica)
    • Valvola di ritegno (impedisce il riflusso dell’acqua)
    • Filtro (protegge da detriti e impurità)

    3. Possibili Cause di Non Funzionamento

    • Blocco della girante (dovuto a sporcizia o detriti)
    • Problemi elettrici (fusibile bruciato, cablaggio danneggiato)
    • Galleggiante difettoso (non attiva la pompa)
    • Valvola di ritegno ostruita o rotta
    • Usura del motore (bruciato o con spazzole consumate)

    4. Modalità di Riparazione

    A. Verifica Preliminare
    1. Controllare l’alimentazione (se elettrica):
      • Verificare fusibili e batteria.
      • Testare l’interruttore con un multimetro.
    2. Ispezionare il galleggiante (se automatica):
      • Assicurarsi che si muova liberamente e che i contatti siano puliti.
    B. Pulizia e Sblocco
    1. Spegnere l’alimentazione (se elettrica).
    2. Rimuovere il filtro e pulirlo da detriti.
    3. Sbloccare la girante:
      • Smontare la pompa e controllare che non ci siano ostruzioni.
      • Lubrificare se necessario.
    C. Sostituzione Componenti
    1. Valvola di ritegno difettosa:
      • Smontare e pulire la valvola o sostituirla se danneggiata.
    2. Motore bruciato:
      • Se la pompa non emette rumore, potrebbe essere necessario sostituire il motore o l’intera unità.
    D. Test Post-Riparazione
    • Riassemblare la pompa.
    • Versare acqua nella sentina e verificare il funzionamento.

    5. Manutenzione Preventiva

    • Pulire regolarmente il filtro e la girante.
    • Controllare periodicamente il galleggiante e i collegamenti elettrici.
    • Sostituire le parti usurate prima che causino guasti.
  • EMERGENZE PER FRIGORIFERI DI BORDO

    Frigoriferi di bordo a 12/24v


    Buon giorno, come promesso ho scritto due righe, nella speranza, che a qualcuno tornino utili.

    Sono un tecnico che lavora con i frigoriferi nautici, a 12v, quelli che troviamo all’interno delle nostre barche e che ci conservano la birra in fresco, anche in piena navigazione.

    Questa mia piccola presentazione è dedicata alle emergenze che riguardano il frigorifero, alle problematiche che si possono verificare nel bel mezzo di una piacevole e rilassante navigazione, tutti abbiamo, purtroppo, vissuto le difficoltà, quando questo componente che non ha nulla a che vedere con la nautica, ma che nel suo piccolo ci permette di rinfrescarci, durante le grandi calure estive, o in una cenetta preparata a puntino, bere un buon vinello caldo e certamente irritante, per non parlare della sicurezza di chi si trova obbligato, per motivi di salute, a conservare delle medicine in temperature controllate, perciò, anche se siamo in mezzo al mare ci piacerebbe poter, in emergenza, tentare di ripararlo, oppure “tamponare” per il tempo che serve ad arrivare al primo porto e trovare un frigorista.

    Frigorista, questa categoria di persone assolutamente senza cuore e dedicate al solo Dio denaro.

    Chi ti può aiutare in un frangente simile.

    Mi sono posto questa domanda e mi sono risposto, io sicuramente ( ebbene si io sono una di queste persone? “assolutamente dedicate al Dio denaro!”

    Se mi contatterete, “sarà comunque sempre troppo tardi” ma potrò darti il giusto consiglio anche telefonicamente, per aiutarti, e se avrai letto quello che ho scritto e assimilato i concetti espressi, potrai avere migliori probabilità di risolvere, non dico tutti i problemi, ma quelli che sono dipesi dal contesto, intendendo, come contesto, problemi di cavi, di batteria, di surriscaldamento, in parole povere qualche malfunzionamento delle barca.

    Sicuramente non oltre, purtroppo, se il problema è all’interno del circuito refrigerante, non potremo agire, (quello è terreno esclusivo di quel Cerbero del Frigorista) ma ti darò una dritta che ti permetterà comunque di capire di quale problema si tratta, in tempo reale.

    Primo esempio: come ci accorgiamo che il frigorifero ha qualche problema? dalla birra troppo calda.

    • Il calore anomalo:
    • Il sito del compressore, (il gavone dove e collocato il compressore è troppo sigillato)
    • Sta scaldando troppo, perché la ventolina non gira?;

    Queste sono le prime avvisaglie di un possibile malfunzionamento del frigorifero di bordo;

    come agire?

    • La ventola non funziona più, oppure c’è un impedimento alla rotazione fisica della ventola o semplicemente e un poco di tempo che non l’ abbiamo pulita.ecco un esempio,

    Un rapido controllo ci confermerà se la ventola gira oppure no. Se non gira, ma non ci sono impedimenti alla sua rotazione, potrebbe essere un problema elettrico della ventola stessa, (Nel 90% dei casi la ventola si è rotta e occorrerebbe sostituirla). Possiamo agire in emergenza così:

    Se invece trovate un radiatore in queste condizioni, oltre che sporco è anche ammaccato e deteriorato purtroppo non c’è molto da fare, occorrera al più presto ripristinarlo per permettere al frigorifero di raffreddarsi meglio.

    • Senza smontare il gruppo compressore per smontare la vecchia ventola e sostituirla con una nuova (operazione delicata e problematica) è sufficiente aggiungere una seconda ventola in linea con la prima non più funzionante, (che potrà rimanere in loco scollegata elettricamente), la seconda ventola anche solo appoggiata a fianco del pacco alettato (nella posizione che si vede in questa foto)- (se il flusso di aria che genera colpisce il pacco alettato) lo stesso verrà raffreddato adeguatamente tanto da far ripartire il frigorifero ed arrivare al porto più vicino.

    La domanda principale a questo punto è: Ma dove troviamo un ventilatore adeguato?

    Semplice.: Una ventola da Pc, che si può comprare in qualunque negozio di computer.

    Non sono perfette, ma possono sostituire i ventilatori originali, a patto, che siano di dimensione adeguata, 12×12 cm. (un armatore accorto la può inserire, tra i suoi pezzi di ricambio a bordo, come ricambi per emergenza “ridondanza”).

    Costa pochi euro, ma può risolvere un problema; ovviamente il collegamento elettrico si fa sulla scatola della elettronica, (centralina) vicino al compressore, nei puntali contrassegnati con Nero F (fan) e rosso il contatto superiore con il +, ovviamente staccando quelli del ventilatore rotto.

    Il senso della direzione del soffio dovrebbe essere verso il pacco alettato.

    • Secondo esempio: Il compressore non emette nessun ronzio, cioè il compressore al tatto non vibra, potrebbe essere caldo o molto caldo ma non emette nessuna vibrazione: potrebbe non essere alimentato come si deve, cioè non riceve i 12V necessari a farlo funzionare, o non riceve la giusta energia ” Amper” per permettergli di lavorare, anche se il tester dice che sui fili ci sono più di 12v ( non sono quelli che contano in questo frangente.)

    Il frigorifero viene alimentato dalla linea elettrica della barca e come tale se la barca è datata potrebbero avere datati anche i collegamenti elettrici, che lo alimentano.

    Non sto ad elencare le possibili cause quali un collegamento sulla linea del positivo, o più probabilmente sul cavo del negativo, che non fa bene contatto, ma sarebbe difficile identificare quale dei mille contatti sia quello che non funziona bene, allora la soluzione in emergenza più semplice è avere a bordo una linea elettrica (un filo, un cavo elettrico ) di rispetto, possibilmente un cavo da 4mm2 ( in emergenza possono andare bene anche i cavi elettrici da 2,5mm2 di casa (quelli azzurri, marroni e giallo/verdi) useremo il cavo marrone come se fosse un cavo rosso e il cavo azzurro accoppiato con il g/verde per sostituire il nero, li forniremo di due faston femmina, in una delle estremità, e lo spelleremo per qualche centimetro dall’altra parte.

    Poi li collegheremo al compressore, sulla scatola nera del compressore, nei contatti troveremo sopra il segno MENO e sotto il segno PIU’, sono segnati con un + per il rosso (sotto) e un – per il nero (sopra).

    Ovviamente l’altro capo del cavo, che abbiamo aggiunto, dovrà arrivare direttamente sulla batteria dei servizi, il nero (azzurro, g/v) sul contatto nero e il rosso (marrone) sul puntale del più, direttamente senza interruttori ne niente altro, il frigorifero, (se non ci sono altri problemi elettrici) deve partire assolutamente; a questo punto se ancora non parte la colpa è presumibilmente del frigorifero, con grande possibilità del termostato.

    Nella necessità di dover riscontrare il termostato rotto, come sostituiamo il termostato? Non è possibile senza le giuste competenze, perciò l’unica cosa da fare è escluderlo, e obbligare il compressore a lavorare sempre, potremo spegnerlo dal quadro ogni due ore come media.

    Come possiamo fare? Dovremo ponticellarlo, ovvero fare un ponticello che unisce due puntali da un determinato faston maschio ad un secondo faston maschio così da collegarli assieme con un filo diretto con ai capi due faston femmine.

    Cioè il termostato verrà escluso; sempre nella scatola elettronica, (centralina) nei giusti puntali faremo il collegamento del ponticello.

    Questi puntali sono segnati come C e T, cortocircuitandoli con un filo corto, con due faston femmina nei terminali.Vedi la foto sottostante.

    Con questo ponticello il compressore viene costretto a lavorare sempre e perciò, se dovesse scendere troppo di temperatura, dovrete periodicamente spegnerlo, per permettere alla temperatura di risalire, ma poi dovrà essere riacceso, appunto periodicamente; cosi farete voi il lavoro del termostato nel controllo della temperatura, questo e sicuramente una incombenza fastidiosa, ma così avrete almeno il frigo funzionante, poi al primo centro di assistenza potrete chiamare il malefico frigorista, e fare tutto il necessario.

    Queste sono le linee guida necessarie per risolvere in emergenza, questi particolari momenti.

    Ci possono essere ancora mille altre possibili cause, per il non funzionamento del frigorifero, ma queste sono facilmente descrivibili e altrettanto facilmente riconoscibili, anche da chi non è un esperto tecnico.

    Comunque la mia esperienza negli anni, mi ha insegnato che la maggior parte degli armatori, attenti alla loro barca, queste operazioni le conoscono già, anche se sono titubanti nel metterle in pratica, forse per l’atavica (giustificata) paura del contatto con la corrente elettrica , che sia a 12v e/o a 220v, ma consideriamo che per quanto riguarda il frigorifero soprattutto per i gruppi frigo di qualche anno fà, erano alimentati solamente a 12v, ( assolutamente innocua per queste tensioni) ma considerate che se sulla scatola nera (centralina elettronica) trovare anche il segno della 220V allora sappiate che quella centralina non e alimentata solo a 12v ma anche a 220volt, perciò considerate la necessità di intervenire.

    Ringrazio per l’attenzione e salutandovi, auguro a tutti, di non dover mai mettere in pratica quanto da me descritto.

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